E’ lotta di civiltà

E’ lotta di civiltà
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E’ la seconda “Festa dei Lavoratori” dell’era pandemica. Speriamo sia anche l’ultima.

In una giornata significativa come quella che ora volge al termine, segnata dal solito bilancio dei contagi contrapposto a quello tragico e drammatico dei morti e quello confortante dei guariti e dei vaccinati, il pensiero cade sui drammatici strascichi sociali ed economici in cui il nostro tessuto sociale ed economico è incappato dopo oltre dodici mesi di pandemia, di contrasti politici, di insulse campagne disinformanti.

La nostra società ha mostrato tutte le sue fragilità, evidenziando nuove crepe nella tutela dei diritti dei nuovi lavoratori che si somma alle faglie sismiche delle precedenti emergenze economiche. Il pensiero cade pesante sui “riders” ma anche sulle nuove precarietà createsi nell’emergenza in ambito sanitario e nel mondo dell’istruzione. Il mattone indigesto delle morti sul lavoro ora anche causate dalla guerra senza quartiere intrapresa contro il COVID-19 pone ora un nuovo obiettivo: vaccinare, quanto più possibile, quanto prima, costi quel che costi.

E’ lotta di civiltà. E se le Istituzioni lentamente (ancora clamorosamente troppo!) cercano di porre a regime i meccanismi logistici ed amministrativi della macchina vaccinale, è compito grave della politica non creare inutili allarmismi, garantire e vigilare sulla equa distribuzione sui territori dei vaccini, di dimostrare l’unitarietà di intenti che mai come in precedenza è facile inquadrare: garantire il sacrosanto diritto alla salute di tutti, porre fine ad un’emergenza che è costata decisamente troppo al mondo intero e che continua a mietere vittime in ogni angolo del mondo. Ma anche e soprattutto il popolo ha un ruolo centrale in questo conflitto: avere pazienza, rendersi utile quando e come possibile, non prevaricare (e neanche provarci a farlo) le categorie più sensibili, indicate prioritariamente come le prime da vaccinare.