Chi decide come definirci?

Chi decide come definirci?
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Cerchiamo di chiarire alcuni punti riguardo argomenti che sembrano mediaticamente e spero anche socialmente star riscontrando attenzione, anche se nessuno mi ha chiesto un parere e questo è parte del problema. Parliamo di linguaggio e la domanda è: “Chi dovrebbe essere deputato a scegliere se alcuni termini o determinati commenti sono accettabili o offensivi?”

La risposta è “chi li riceve” non “chi li fa“, e questo deve essere categorico. Le lenti di legittimità di termini come: la n-word, la f-word, tr*ia, put*ana ecc… usati da Pio e Amedeo ma comunemente anche da molti altri non possono essere i bianchi, gli etero o gli uomini che poiché privilegiati potranno dirle ma mai sentirsi definire in quel modo, ed è proprio dall’alto del loro privilegio sociale che possono inoltre dire che è il contesto a fare la differenza o sono le intenzioni che contano e non la parola in sé.

A subire le conseguenze di tale normalizzazione linguistica saremo noi, che chissà quante volte in più da oggi dovremmo sentirci apostrofati con quei termini e vilipesi subito dopo perché in quanto neri, gay e donne dovremmo aspettarci di ricevere quel trattamento e non dovremmo prendercela tanto o fare le vittime, siamo i destinatari naturali e involontari di un’inaccettabile cattiveria, quella insita nelle parole di cui sopra, che tanto non dovrete subire voi e quindi perché preoccuparvene.

Sembra pretenzioso come discorso… Lo è! Siamo noi membri della comunità LGBTQ+ a decidere con quali termini è giusto definirci e in che modo è più corretto rappresentarci e così vale per le donne cisgender, transgender e per le persone appartenenti ad etnie minoritarie. Ciò che invece fa’ piacere è l’idea che per ogni persona che condivide il discorso dei due “comici” ce ne siano migliaia che invece scelgono di esporsi positivamente o quanto meno di avere rispetto per gli altri, come Fedez ieri al concerto del primo Maggio e molti altri che non hanno interesse personale a difendere il ddl Zan, in quanto eterosessuali, per esempio. C’è chi il privilegio lo combatte nonostante ne possa usufruire consapevole di non essere politicamente corretto ma socialmente evoluto.